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Il giorno in cui Babbo Natale sbagliò parcheggio

Racconto ambientato a Cartufule’s di Natale – Castions

A Castions quel 7 dicembre faceva freddo, ma un freddo gentile: quello che pizzica il naso e ti fa capire che il Natale è davvero dietro l’angolo. La piazza Micoli Toscano era già piena di lucine, bambini con le guance rosse e adulti che facevano finta di accompagnare i figli… ma che in realtà speravano di vedere Babbo Natale da vicino.

Alle 14:29 tutti erano pronti. Alle 14:30 anche.
Alle 14:31… nessun Babbo Natale.

L’attesa cresceva. Qualcuno cominciava a ipotizzare scenari assurdi:
«Sarà finito nel traffico delle renne?»
«Avrà sbagliato strada? Magari il navigatore non riconosce Castions!»
«Forse sta parcheggiando la slitta in divieto!»

Fu proprio in quel momento che si sentì un rumorino strano, tipo SCREEEEK–PLOF. I bambini si girarono all’unisono. Gli adulti pure. Persino le renne di gomma del gioco “No Smartphone”, lì accanto, parvero voltarsi.

Ed eccolo: Babbo Natale stava arrivando… a piedi.
Con il cappello leggermente storto, la barba un po’ sbuffata e un sacco che sembrava aver litigato con una stella cometa.

«Scusate il ritardo!» disse ansimando. «Ho sbagliato parcheggio. La slitta l’ho lasciata dietro l’oratorio. Mi hanno detto che lì si può sostare per massimo due ore. Chi è che controlla i vigili qui?»

I bambini risero. Gli adulti pure.

Babbo Natale si sedette sulla sua poltrona rossa (che sembrava ricordargli una nuvola morbida dopo una lunga giornata) e chiamò il primo bambino.
Una bimba con un cappellino che sembrava uscito da un cartone animato si avvicinò e gli consegnò la letterina.

«Ho solo una domanda, Babbo Natale» disse, seria seria. «Ma è vero che sei sempre felice?»

Babbo Natale sorrise, poi sussurrò:
«In realtà no. Oggi ero un po’ nervoso… la renna Rudy non trovava più un guanto e voleva venire senza. Ma poi ho pensato che qui a Castions mi aspettavate. E la felicità è arrivata da sola, PUF, come magia.»

La bambina fece “Oooh” e abbracciò il vecchio signore vestito di rosso. Babbo Natale, intenerito, rispose con un abbraccio così grande che persino il suo sacco sembrò sollevarsi da terra.

Nel frattempo, due amici stavano chiacchierando accanto al calciobalilla:
«È davvero lui?»
«Certo che sì! Guarda come gli brillano gli occhi!»
«Ma sai che sembra più giovane dell’anno scorso?»
«Secondo me usa una crema anti-freddo degli elfi.»

E mentre il sole iniziava a calare, la piazza si riempiva di risate, foto, letterine e profumo di vin brulè. Le luci si accendevano, i bambini correvano, e anche gli adulti ritrovavano, per qualche strano motivo, quella sensazione dimenticata di quando tutto era semplice e speciale.

Alla fine della giornata, Babbo Natale si rimise in piedi, stiracchiandosi la schiena.

«Mi raccomando! Ci vediamo l’anno prossimo. E se non mi trovate subito… controllate dietro l’oratorio. Ormai rischio di farne il parcheggio ufficiale delle renne!»

La piazza esplose in una risata collettiva.
E mentre Babbo Natale si allontanava ondeggiando, tutti sentirono — per un attimo — di aver vissuto un pezzetto di magia vera.

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